Pubblicato il Aprile 11, 2024

Il vero Made in Italy non si legge su un’etichetta, ma si tocca con mano: la qualità autentica è un linguaggio scritto nella struttura, nelle cuciture e nella fibra di un capo.

  • Le diciture ingannevoli come “Styled in Italy” mascherano una produzione estera di bassa qualità e danneggiano l’economia.
  • L’ispezione tattile di cuciture interne e la prova del “pinch test” per la tela sono i metodi infallibili per valutare la costruzione artigianale.

Recommandation: Smettete di fidarvi delle etichette e iniziate ad allenare le vostre mani e i vostri occhi a riconoscere la consistenza, la struttura e l’anima di un capo veramente artigianale.

Da trent’anni le mie mani lavorano i tessuti. Ho visto la lana di Biella trasformarsi in abiti che durano una vita e la seta di Como danzare sotto la luce. Ma ho visto anche l’inganno. Ho visto clienti delusi, convinti di aver acquistato un pezzo d’Italia, ritrovarsi con un prodotto mediocre che di italiano aveva solo un’idea vaga, un’etichetta furba. Il mercato è invaso da imitazioni, da scorciatoie che sfruttano la fama del nostro saper fare. Secondo uno studio di KPMG, il Made in Italy si posiziona come terzo marchio al mondo per notorietà, superato solo da giganti come Coca-Cola e Visa, e questo lo rende un bersaglio primario per la contraffazione.

Molti vi diranno di controllare il prezzo o di fidarvi del marchio famoso. Consigli superficiali. Il prezzo può essere gonfiato e anche i grandi nomi, a volte, cedono a logiche produttive che tradiscono la vera artigianalità. La verità che nessuno vi svela è che non avete bisogno di essere degli esperti per smascherare un falso. Avete solo bisogno di sapere dove guardare e cosa toccare. Il vero segreto non è leggere l’etichetta, ma imparare a leggere il capo stesso.

Se la vera chiave non fosse il marchio, ma la conoscenza della manifattura? E se poteste sviluppare un “occhio artigiano” in grado di distinguere una cucitura robusta da una debole, una tela sartoriale da un’anima di colla, un tessuto nobile da un suo pallido imitatore? Questo non è un semplice elenco di consigli, ma un apprendistato. Vi guiderò attraverso i dettagli tecnici, i segreti del mestiere che distinguono un investimento duraturo da una spesa inutile. Imparerete il linguaggio tattile della qualità.

In questo percorso, analizzeremo insieme le trappole delle etichette, ispezioneremo la struttura interna di un abito, esploreremo i grandi distretti tessili e capiremo come la cura del capo ne determini la longevità. Vi svelerò i segreti per riconoscere una giacca sartoriale e scegliere la grammatura di un tessuto, fino a comprendere le filosofie che animano le scuole di sartoria italiane. Siete pronti a guardare oltre la superficie?

Perché la dicitura “Styled in Italy” non garantisce la qualità manifatturiera?

Iniziamo dal primo, grande inganno: l’etichetta. Vedete la scritta “Italian Style” o “Styled in Italy” e il vostro cervello la associa immediatamente a qualità, lusso, artigianalità. È un riflesso condizionato, ma è un errore. Queste diciture, dal punto di vista legale, non significano assolutamente nulla riguardo all’origine della produzione. Un capo può essere disegnato in un ufficio a Milano, ma poi prodotto con tessuti scadenti e manodopera a basso costo in un qualsiasi altro angolo del mondo. È una strategia di marketing che sfrutta la reputazione del nostro paese senza rispettarne i requisiti produttivi.

Il vero marchio “Made in Italy” (spesso certificato con ologrammi o etichette “100% Made in Italy”) è una designazione legale protetta. Stabilisce che le fasi di lavorazione principali e sostanziali devono essere avvenute sul territorio italiano. L’inganno dello “Styled in Italy” non è solo una delusione per l’acquirente, ma una piaga per la nostra economia. La contraffazione e l’Italian Sounding causano, secondo i dati Euipo, mancate vendite per 1,7 miliardi di euro e la perdita di circa 19.000 posti di lavoro ogni anno nel solo settore dell’abbigliamento italiano.

Per un primo livello di difesa, è bene verificare alcuni elementi formali. L’etichetta deve specificare “interamente realizzato in Italia”, non “assemblato”. La presenza di una partita IVA italiana e di un indirizzo fisico di un laboratorio sono ulteriori indizi. Ma come artigiano, vi dico che la vera prova non è sulla carta. È nel capo stesso. Dobbiamo imparare a ispezionare ciò che l’etichetta non dice.

Come ispezionare le cuciture interne per valutare la durata di un abito?

Ora che abbiamo ignorato l’etichetta, rivoltiamo il capo. L’anima di un abito, la sua vera identità, si nasconde all’interno. Le cuciture interne sono la prima cosa che un artigiano guarda, perché rivelano la cura, il tempo e la tecnica impiegati nella costruzione. Una cucitura industriale è veloce, fatta per massimizzare i volumi. Una cucitura artigianale è lenta, fatta per durare.

Eseguite un semplice “test di tensione”: prendete un lembo di tessuto su entrambi i lati di una cucitura interna (ad esempio, lungo il fianco di una giacca o di un pantalone) e tirate delicatamente. In un capo di bassa qualità, vedrete la cucitura tendersi fino a mostrare il filo, i punti saranno radi e irregolari, pronti a cedere. In un capo di alta manifattura, la cucitura rimarrà compatta, densa, quasi invisibile. I punti saranno piccoli, fitti e costanti. Questo indica una maggiore quantità di filo utilizzato e una tensione corretta, garanzia di robustezza e longevità.

Mani che eseguono il test di tensione su una cucitura di alta qualità

Cercate poi le finiture. Le cuciture “all’inglese” (o “ribattute”), dove i margini di tessuto sono ripiegati e cuciti su se stessi, nascondendo il taglio vivo, sono un segno inequivocabile di qualità superiore. Richiedono più tempo e abilità. Al contrario, i margini semplicemente tagliati e rifiniti con un punto a zig-zag (overlock) sono tipici di una produzione veloce ed economica. L’industria usa spesso termoadesivi per rinforzare le parti, mentre, come spiega la sartoria Messori, in una giacca sartoriale italiana si usa una tela di crine di cavallo cucita a mano, che si adatta al corpo nel tempo invece di irrigidirsi.

Lana di Biella o seta di Como: quale distretto scegliere per i tuoi investimenti?

Un capo è fatto di costruzione e di materia. Se le cuciture sono lo scheletro, il tessuto è la pelle. E in Italia, i tessuti non nascono a caso, ma in “distretti del sapere”: territori dove generazioni di artigiani hanno perfezionato la lavorazione di una specifica fibra. Conoscere questi distretti significa fare una scelta informata, non solo di stile, ma di performance e tradizione. Non si tratta di dire quale sia “migliore” in assoluto, ma quale sia il più adatto al vostro scopo.

Il distretto di Biella, in Piemonte, è il tempio della lana. Le acque particolarmente dolci delle sue montagne sono ideali per il lavaggio delle fibre, conferendo una morbidezza ineguagliabile. Se cercate un abito formale, un cappotto che vi accompagni per decenni, o un tessuto tecnico in lana per tutte le stagioni, è qui che dovete guardare. Marchi come Zegna o Loro Piana sono solo la punta dell’iceberg di un ecosistema di lanifici secolari. Il distretto di Como, in Lombardia, è invece la capitale mondiale della seta. Le sue stamperie hanno sviluppato tecniche uniche che permettono una brillantezza e una definizione del colore insuperate. Per un foulard, una cravatta o una camicia che sia un vero e proprio pezzo d’arte, Como è la scelta d’elezione.

Ma non finisce qui. Carpi in Emilia-Romagna è il cuore pulsante della maglieria innovativa, mentre la Riviera del Brenta in Veneto è la culla della calzatura di lusso. Scegliere un prodotto da uno di questi distretti significa acquistare un pezzo di storia e di competenza specializzata. Ecco una sintesi per orientarvi.

Confronto tra i principali distretti tessili italiani
Distretto Specializzazione Caratteristiche uniche Marchi iconici
Biella Lana pregiata Acque dolci ideali per il lavaggio, tradizione secolare Loro Piana, Vitale Barberis Canonico, Zegna
Como Seta stampata Tecniche di stampa uniche, design esclusivi Ratti, Mantero
Carpi Maglieria Innovazione nella maglia, produzione flessibile Liu Jo, Twin-Set
Riviera del Brenta Calzature Artigianalità calzaturiera di lusso René Caovilla, Ballin

L’errore di lavaggio che distrugge le fibre naturali italiane al primo colpo

Acquistare un capo di alta manifattura italiana è un investimento. E come ogni investimento, va protetto. L’errore più grande che vedo commettere è trattare un cappotto in cashmere di Loro Piana come una felpa di poliestere. Le fibre naturali pregiate sono “vive”: respirano, si adattano, ma sono anche delicate. Un solo lavaggio sbagliato può distruggere anni di lavoro artigianale e vanificare centinaia, se non migliaia, di euro.

L’errore fatale numero uno per il cashmere e le lane pregiate è lo shock termico. Lavare un maglione in acqua tiepida e poi risciacquarlo in acqua fredda provoca l’infeltrimento irreversibile delle fibre. Le squame che le compongono si agganciano permanentemente tra loro, trasformando il vostro capo morbido in un pezzo di cartone rigido e ristretto. La seta di Como, d’altra parte, ha un nemico mortale: la candeggina. La sua composizione proteica viene letteralmente sciolta dagli agenti sbiancanti aggressivi.

Ogni fibra ha le sue regole, e ignorarle significa gettare via il proprio denaro. Un cappotto in cashmere ben tenuto può durare oltre 10 anni; lavato in modo errato, può essere rovinato per sempre al primo tentativo. Rispettare il tessuto significa rispettare l’artigiano che lo ha lavorato. Prima di ogni azione, leggete l’etichetta di composizione e cura. E se avete dubbi, la regola d’oro è sempre il lavaggio a secco professionale. Qui sotto, una guida rapida agli errori da non commettere.

Tabella di incompatibilità per fibre italiane pregiate
Fibra Errore fatale Conseguenza Metodo corretto
Cashmere Shock termico (acqua calda → fredda) Infeltrimento irreversibile Lavaggio a mano in acqua fredda costante
Seta di Como Candeggina o ammoniaca Dissoluzione della fibra Detergente neutro specifico per seta
Lana Super 150s Ammorbidente tradizionale Appesantimento e perdita resilienza Aceto bianco diluito come ammorbidente naturale
Lino italiano Asciugatrice ad alta temperatura Restringimento fino al 10% Asciugatura all’aria in orizzontale

Come costruire un guardaroba capsule usando solo 5 eccellenze italiane?

La vera eleganza non risiede nell’avere un armadio stracolmo, ma nel possedere pochi pezzi giusti, versatili e di qualità impeccabile. Questo è il principio del guardaroba capsule: un nucleo di capi intramontabili che possono essere combinati tra loro per creare decine di outfit. Applicare questa filosofia al Made in Italy significa costruire una base solida che vi servirà per anni, un investimento intelligente che trascende le mode passeggere.

L’idea è concentrarsi su 5 eccellenze, ognuna rappresentante del meglio di un particolare settore. Un cappotto in lana di Biella, per esempio, è il capospalla definitivo: la sua qualità lo rende perfetto per l’autunno, l’inverno e la primavera, abbinabile sia a un completo formale che a un jeans. Un paio di scarpe stringate in cuoio delle Marche (la patria di marchi come Santoni) è un altro pilastro: l’artigianalità della costruzione garantisce comfort e una durata che le scarpe industriali non possono eguagliare. Una camicia in popeline di Albini (un tessitore bergamasco d’eccellenza) è la tela bianca su cui dipingere qualsiasi look.

Elegante composizione minimalista di capi italiani di alta qualità

A questi si aggiungono un pantalone sartoriale di taglio impeccabile (come quelli di Incotex, maestri veneti della vestibilità) e, per il tocco finale, un foulard in seta di Como. Quest’ultimo è un accessorio trasformativo: lo stesso abito può apparire professionale, casual o elegante a seconda di come viene annodato. Investire in questi 5 pezzi significa investire nell’economia del nostro paese, un settore che, come riportato dal rapporto Cassa Depositi e Prestiti, contribuisce al 5,1% del PIL italiano, ma soprattutto significa investire in voi stessi e nel vostro stile.

Come riconoscere una giacca “full canvas” pizzicando il tessuto?

Siamo arrivati al segreto dei maestri sarti, il test definitivo per giudicare la qualità di una giacca: il “pinch test”. Questo semplice gesto manuale permette di capire la struttura interna della giacca, la sua anima. Le giacche da uomo possono essere costruite in tre modi: termoadesivate (la più economica), half-canvas (intermedia) o full canvas (la più pregiata e tradizionale). In una giacca termoadesivata, il tessuto esterno è semplicemente incollato a un rinforzo sintetico. Con il tempo e i lavaggi, la colla cede, creando bolle e rigidità. Una giacca full canvas, invece, ha uno strato di tela di crine (di solito un misto di lana, cotone e crine di cavallo) che fluttua liberamente tra la fodera e il tessuto esterno, cucito a mano lungo i bordi.

Questa costruzione permette alla giacca di respirare, di seguire i movimenti e, soprattutto, di adattarsi alla forma del corpo di chi la indossa nel tempo, diventando sempre più comoda. Come dice la guida di Caruso Menswear:

La tela di crine di cavallo è l’anima della giacca. Si adatta al corpo nel tempo, migliorando la vestibilità con l’uso, a differenza della colla che si irrigidisce.

– Caruso Menswear, Guida alla costruzione sartoriale full canvas

Il pinch test è il modo per scoprire questa anima. È un gesto che richiede concentrazione, un dialogo tattile con il capo. Imparare a farlo vi darà un potere enorme come consumatori, permettendovi di smascherare all’istante una costruzione economica mascherata da un prezzo elevato. Ecco come si esegue passo dopo passo.

Il vostro piano d’azione: il “Pinch Test” per la giacca sartoriale

  1. Punto di contatto: Con pollice e indice, pizzicate delicatamente il tessuto del petto della giacca, circa a metà tra il bavero e la spalla.
  2. Separazione degli strati: Provate a sfregare delicatamente gli strati di tessuto tra le dita. L’obiettivo è percepire cosa c’è tra la fodera e il tessuto esterno.
  3. Verdetto Full Canvas: Se sentite tre strati distinti e indipendenti che si muovono l’uno sull’altro (fodera interna, tessuto esterno e, in mezzo, un terzo strato granuloso e fluttuante), quella è la tela. Avete in mano una giacca full canvas.
  4. Verdetto Termoadesivato: Se sentite solo due strati rigidi, quasi incollati insieme, che non si separano, la giacca è termoadesivata. Manca l’anima di tela.
  5. Verdetto Half-Canvas: Ripetete il test sulla parte bassa della giacca, sotto l’ultimo bottone. Se qui risulta incollata, ma sul petto avete percepito i tre strati, si tratta di una giacca half-canvas, una soluzione di compromesso di buona qualità.

Lana fredda o tasmania: quale grammatura ti permette di usare l’abito tutto l’anno?

Abbiamo parlato di distretti e di costruzione, ma un artigiano sa che la funzionalità di un capo dipende anche da un dato tecnico preciso: la grammatura, ovvero il peso del tessuto espresso in grammi per metro lineare (gr/m). Scegliere la grammatura giusta è fondamentale per avere un abito confortevole e adatto al clima. La tessitura laniera è un’eccellenza italiana, che secondo le stime di Sistema Moda Italia rappresenta il 39,1% del fatturato totale del settore tessile, e questa leadership si basa anche sulla capacità di produrre lane per ogni esigenza.

Per un abito da usare tutto l’anno, soprattutto nei climi temperati europei, il “punto magico” si colloca in un range di grammatura tra i 260 e i 290 gr/m². È il peso tipico delle cosiddette “lane quattro stagioni”, come la “lana fredda” o i tessuti “Tasmania”, spesso realizzati con lane Super 150s, che indicano una fibra estremamente fine e pregiata. Questi tessuti hanno abbastanza corpo per cadere bene e non stropicciarsi facilmente, ma sono abbastanza leggeri da rimanere confortevoli anche nelle giornate primaverili più calde.

Scendere sotto i 240 gr/m² ci porta nei tessuti prettamente estivi, come le lane “high-twist” (a torsione elevata), molto secche al tatto e traspiranti, ma anche più inclini a sgualcirsi. Superare i 300-320 gr/m² significa entrare nel regno dei tessuti invernali, come le flanelle o i tweed, caldi e avvolgenti ma inadatti alle temperature miti. L’innovazione italiana ha anche prodotto tessuti come il Techmerino di Zegna, che pur mantenendo una grammatura versatile, acquisiscono proprietà tecniche come elasticità e resistenza alle pieghe, ideali per chi viaggia.

Grammature delle lane italiane per stagionalità
Grammatura Stagionalità Caratteristiche Temperatura ideale
180-240 gr/m² Estivo Lana fresca, high-twist, traspirante 20-30°C
260-290 gr/m² Quattro stagioni Tasmania Super 150s, versatile 10-25°C
300-350 gr/m² Autunno/Primavera Media pesantezza, buona struttura 5-20°C
400+ gr/m² Invernale Flanella, tweed, massimo calore -5-15°C

Da ricordare

  • Il vero “Made in Italy” è una certificazione legale, mentre “Styled in Italy” è solo marketing senza garanzie produttive.
  • L’ispezione tattile è cruciale: il “pinch test” svela la costruzione interna di una giacca, e il test di tensione ne rivela la qualità delle cuciture.
  • La scelta del tessuto deve basarsi sui distretti di eccellenza (Biella per la lana, Como per la seta) e sulla grammatura, con il range 260-290 gr/m² ideale per un uso quattro stagioni.

Quali sono le differenze tra la sartoria napoletana e quella milanese nella giacca uomo?

Infine, arriviamo alla filosofia. Perché una giacca italiana non è solo un oggetto, ma l’espressione di una cultura. Le due scuole di pensiero principali, quella milanese e quella napoletana, rappresentano due modi diversi di interpretare l’eleganza e il rapporto con il corpo. Capire queste differenze significa scegliere un abito che non solo vesta bene, ma che rispecchi la propria personalità.

La giacca milanese è figlia della capitale del business. È più strutturata, formale, quasi un’armatura che conferisce autorità. La sua caratteristica principale è la spalla “costruita”, con un’imbottitura (chiamata “rollino”) che crea una linea netta e definita. Le tasche sono “a filetto”, pulite e discrete, e l’insieme comunica rigore e potere. È la giacca da consiglio di amministrazione, pensata per proiettare un’immagine di solidità.

La giacca napoletana è l’esatto opposto: è l’incarnazione della “sprezzatura”, quell’arte di sembrare eleganti senza sforzo. È più morbida, leggera, quasi una seconda pelle. La spalla è completamente decostruita, “a mappina”, e la manica è attaccata “a camicia”, con una caratteristica piccola arricciatura che garantisce una libertà di movimento senza pari. Le tasche sono spesso “a toppa”, più informali, e l’intera giacca è pensata per la seduzione, la disinvoltura, il piacere di indossarla. Come spiegano da Dolce&Gabbana, che fondono le due tradizioni, si tratta di due filosofie: il rigore milanese contro la leggerezza napoletana. Non c’è una scelta giusta o sbagliata, ma solo quella più affine al proprio modo di essere.

Caratteristiche distintive della sartoria italiana per città
Caratteristica Milano Napoli Roma
Spalla Costruita con imbottitura Decostruita ‘a mappina’ Semi-costruita
Tasca A filetto (pulita) A toppa ‘a pignata’ Mista
Abbottonatura Due bottoni classico Tre bottoni stirato a due Variabile
Filosofia Potere e business Sprezzatura e seduzione Eleganza istituzionale

Ora che conoscete i principi, il passo successivo è applicarli. Per farlo, è cruciale non dimenticare mai le filosofie che si celano dietro a ogni stile.

Ora avete gli strumenti. Avete imparato a diffidare delle etichette, a ispezionare le cuciture, a riconoscere l’anima di una giacca e a scegliere i tessuti con cognizione di causa. Il vostro sguardo non è più quello di un semplice consumatore, ma si è affinato, è diventato più vicino a quello di un artigiano. Mettete in pratica questi insegnamenti: la prossima volta che entrerete in un negozio, prendetevi il tempo di toccare, di pizzicare, di rivoltare i capi. Lasciate che siano le vostre mani a guidarvi verso un acquisto consapevole e veramente soddisfacente.

Scritto da Vincenzo Esposito, Maestro Sarto di terza generazione e consulente di stile maschile, cresciuto tra i tessuti di Biella e le sartorie napoletane. Esperto di costruzione dell'abito, tessuti pregiati e galateo del vestire formale.