I-doser la cyber droga sotto forma di mp3: ecco perchè è tutta una bufala

Postato sotto Curiosità, News glamour, Style Hi-Tech da Alessandro il 3 lug 2008

Da qualche giorno circola sui quotidiani e sui più importanti telegiornali una notizia definita “Clamorosa” ovvero lo spaccio online di una nuova stupefacente droga sotto forma di mp3, chiamata I-Doser. Secondo questi servizi infatti, questa cyber-droga avrebbe gli stessi effetti delle droghe vere e proprie, provocando nausea, giramenti di testa, insonnia, stati di eccitazione e quant’altro. Da esperto informatico quale sono, ho deciso di indagare su questa cosa che già di per sé mi sembrava assurda.

Ma procediamo per ordine:

Come funziona l’i-doser?: Il “principio attivo” di queste droghe sembra essere legato all’effetto di alcune onde sonore sul cervello. Questi mp3 infatti contengono onde che vanno dai 3 ai 30 Hz, frequenze appunto che possono innescare reazioni cerebrali inattese e particolari. E’ possibile anche scegliere la reazione desiderata poichè gli mp3 hanno i nomi delle più comuni droghe in commercio e, secondo l’azienda produttrice, anche gli stessi effetti ( es. marijuana, cocaina, crack, alchool ecc. ).

Come si assume l’i-doser?: L’i-doser si assume mediante l’ascolto in cuffia, con tempi e modi differenti a seconda del tipo di “droga” che si sceglie. Queste modalità sono poi spiegate sul sito del produttore http://www.i-doser.com/

Dove trovo l’i-doser?: la distribuzione dell’i-doser avviene tramite il classico download dalla rete, da siti specializzati o dai programmi P2P. Inoltre su YouTube vi sono un’ infinità di filmati che sembrano svelare i possibili effetti.

Dopo questo breve escursus su questa fantomatica quanto innovativa “cyber-droga”, vi illustro invece tutti i fattori che mi hanno portato alla conclusione che l’i-doser sia tutta una bufala e, soprattutto, una trovata pubblicitaria.

Le frequenze tra i 3 e i 30 Hz non sono riproducibili dalle normali cuffie. E già, le normali cuffie (anche quelle professionali da studio di registrazione) non riescono a riprodurre questi “ultrasuoni”. Esistono delle cuffie apposite ma non servono per ascoltare msuica, e sono di difficile reperibilità.

Il formato mp3 non prende in considerazione frequenze sotto i 15 Hz. L’mp3 a differenza di tutti gli altri formati digitali, occupa così poco spazio proprio perché  “taglia” tutte le frequenze inferiori o superiori a un determinato valore di Hz. Il valore minimo è di 15 Hz quindi in ogni caso le frequenze sotto questa soglia non sono registrabili in questo formato.

L’orecchio umano non percepisce suoni sotto i 20 Hz. Seppure disponessimo delle cuffie necessarie che riescano a riprodurre queste fantomatiche frequenze e di un file sul quale siano state registrate correttamente, c’è da sapere che l’orecchio umano non percepisce le frequenze sotto i 20 Hz, e quindi la stimolazione non può arrivare in ogni caso al cervello.

L’effetto che può ingannare non è altro che un Binatural Beat. In pratica questi mp3 “ingannano” le nostre orecchie producendo due frequenze simili e molto vicine, ma non uguali. L’ascolto di queste frequenze può risultare più che altro fastidioso e provocare a lungo andare al massimo un bel mal di testa.

In conclusione: tutti i giornalisti che parlano di questo argomento lo fanno probabilmente senza nessun dato certo o scientifico alla mano, basterebbe fare degli studi un po’ meno superficiali per rendersi conto che è solo una trovata pubblicitaria che sta facendo arricchire il sito produttore di questi file. Ma come al solito alla maggior parte di loro non interessa affatto la verità, interessa solo fare lo scoop (o presunto tale) della settimana!

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